Nothing lasts forever

March 12, 2010

“Please pass your pencil case through the X-ray machine”

March 12, 2010

Primary school pupils get controlled at the Betlehem checkpoint. The
classes are over. But oral tests never end.
 
- Anything to declare?

- Yes, today I got a bad mark in Maths! I hate Mathematics! And
teacher is so ugly, he looks like a dog. Sometimes we laugh at him and
he gets really nervous but we don’t mind and we laugh more and more,
it’s such fun. my friend jamila has got a new pair of shoes, they are
so nice, I want a pair like that, too. The capital of france is
Paris, 4×4=16, 5+7=12, where is the book? the book is on the table.

- Ok, far enough. Please pass. May you go in peace and return in peace!

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Make love not walls

March 12, 2010
international artists, palestinian commuters, european couples in
love. Here is a place to express your feelings.
Thanks Israel

 http://www.sendamessage.nl/

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GUERRILLA MARKETING. IL MURO E’ SERVITO

March 12, 2010
Che cos’è il guerilla marketing? Una delle nuove vacche sacre del
pubblicitario. Una parola magica da far risuonare ogni tanto
nell’agenzia di pubblicità durante un brainstorming o una
presentazione o un incontro con il cliente. Specialmente quando il
cliente ha quattro soldi, non ne vuole spendere 5 e una campagna
tradizionale costa 15. “il budget non è un problema, vi possiamo
proporre una campagna di guerrilla marketing, minima spesa, massima
resa”.
Un discorso convincente. Specialmente se il cliente vi sta ad
ascoltare come un allocco e non decide di approfondire l’argomento.
Tipo: ” Cos’è questa cosa della guerriglia?”
La prossima volta che mi faranno questa domanda, risponderò “è
questo.” e farò vedere queste foto del Carribean Restaurant. E’ un
locale palestinese a 4 metri dal muro, a Betlemme. Una vista
rilassante di cui si può godere dalle finestre del ristorante oppure
dal vicino Wall Lounge. Il menù? E’ stampato direttamente sul muro
dell’infamia in dimensioni gigantesche.
Un risoluto atto di guerriglia. Una geniale azione di marketing.

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I want my ball back. Thanks

March 12, 2010

Sul muro di Betlemme, una galleria a cielo aperto che ormai comprende
opere di artisti affermati a livello intlernazionale, le opere si
susseguono una dopo l’altra, una sull’altra. Ci sono le schegge di
Blu, rinomato artista bolognese e le incursioni del londinese Banksy.
In mezzo a tutto questo ben di dio che attira ormmai l’attenzione dei
critici d’arte di tutto il mondo, la mia attenzione va tutta a una piccola
e all’apparenza insignificante scritta, vergata da una mano incerta
con una bomboletta semiscarica…
Voglio indietro il mio pallone. grazie

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ICH BIN EIN BETLEMMER

March 12, 2010

La costruzione del muro di separazione tra israeliani e palestinesi è
iniziata 7 anni e oggi circonda intere comunità congelando di fatto la
vita sociale ed economica di milioni di persone in tutta la
cisgiordania. Nessun capo di stato è ancora arrivato a dire la sua
davanti a questa triste barriera di cemento, nessuno (nemmeno Sant’
Obama da Washington) che voglia imitare John Fitzgerald Kennedy che a
Berlino il 26 giugno del ’63 parlò chiaro davanti ad un altro triste
muro: “Io sono un berlinese”.
Obama,  non la vuoi avere la cittadinanza onoraria di Betlemme?

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Hebron. Un soldato e un bambino danno i numeri.

March 12, 2010

Wahed, tnein, talatà, khamsa, sitta, saba, tissah, ashra… 1, 2, 3,
4, 5, 6, 7, 8, 9, 10…
Numeri, il soldato israeliano “da i numeri”, in arabo. il bambino lo
riprende come un piccolo maestrino: “bas!”, “ferma, hai sbagliato…”
Il soldato riparte dall’1 e il bambino gli dice “mnih” “bene”.
Una scena surreale. Questo è il check point della moschea di ibrahim a
hebron, di qui passato in fila indiana tutti i musulmani che vogliono
pregare sulla tomba del patriarca, venerato da tutte e tre le
religioni. Questo è il check point dove solo pochi mesi fa ci sono
stati morti e feriti. E dove ci saranno purtroppo anche domani. ma
oggi no. Il bambino si arrampica sulla torretta per vedere se un ebreo
sa contare.
E il soldato conta… miatalatàtalatin, miatneintalatin, miawahedtalatin,
… 135,134, 133, 132, 131,  …forse conta i minuti che
mancano alla fine della guardia.

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THE SNAKE

March 12, 2010

Sono le 9 di sera. Io, Jamal e Musa’ab decidiamo di fare un salto a
trovare un parente. La casa sta a 5 km lungo la statale che porta a
Bersheva. Ci infiliamo lungo la stretta stradina che dalla periferia
di Dura porta alla statale, 4 km di sterrato da fare con cautela. la
strada è costellata di buche. e di serpenti. all’improvviso i fari del
furgone ne illuminano uno. una linea nera che taglia il bianco sporco
della strada davanti a noi. jamal senza esitare un momento sterza
bruscamente per centrare l’animale, fa retromarcia. scendo ad
osservare la vipera che moribonda si contorce tra la polvere. un
imprevisto curioso che ci fa perdere 2 minuti. ripartiamo subito e
dopo venti minuti di buche e tornanti arriviamo alla statale. anzi no.
anzi si. la statale è lì. ma tra di noi e la carreggiata d’asfalto c’è
un masso gigante. jamal grida qualcosa, “mujjerin israel”, tipo
“israele ti ammazzo” e inizia ad imprecare. come fa un palestinese
medio. niente bestemmie, ma insulti creativi a tutti i regnanti arabi
e ringraziamenti ironici a israele. ma cos’è successo? mi spiegano che
i soldati hanno bloccato la strada con il masso. Il perchè non si sa.
lo fanno spesso. a sorpresa. così, per rompere un po’ i coglioni.
giriamo il furgone cerchiamo una via alternativa. davanti a noi
l’ombra della montagna e un dedalo di sentieri rocciosi illuminati
dalla luna. ne infiliamo uno con il furgone, il coraggioso Nissan di
jamal. seguono 45 minuti di buche e imprecazioni sottovoce. alla fine,
aggirando due interruzioni stradali e un posto di blocco arriviamo a
destinazione . il fratello di jamal ci offre un te. il tempo di bere e
ripartiamo per tornare indietro al punto di partenza. ci arriviamo a
mezzanotte.
10 km in linea d’aria, si trasformano in 30km di sterrato, una
capatina di mezz’ora in un viaggio apocalittico di 3 ore.
e mi rendo conto che il serpente siamo noi, anzi sono loro, i
palestinesi. come lo snake del videogame un intero popolo in fila
all’interno di un serraglio labirintico si allungano sempre più ma lo
spazio è quello che è. la schermata è chiusa e non c’è via di uscita.
Gli accessi controllati dall’esercito , vengono chiusi a piacimento, a
sorpresa. il gioco continua. in attesa del prossimo game over.

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UN VESTITO E’ PER SEMPRE.

March 12, 2010
Recuperare il nome della sarta
Nel suo laboratorio Fatma realizza i vestiti che ogni sposa
palestinese vorrebbe indossare la sera prima del matrimonio.
Gli intarsi sono fatti a mano con tecnica di punto a croce e il lavoro
può durare anche un mese per ogni vestito. Il prezzo? Dai 200 ai 500
euro e oltre. I vestiti più pregiati sono realizzati con l’inserimento
di ritagli di precedenti vestiti magari portati dalla madre o da una
parente. Il risultato è una eredità in tessuto che dura per sempre. E
anche da queste parti a volte il vestito dura più del matrimonio.

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PASTA AL TRAMONTO. E TRAMONTO DELLA PASTA.

March 12, 2010
I piatti della cena di Ramadan sono pronti in tavola al momento esatto
del tramonto. Oggi è alle 19.09. Per questo si tratta spesso di
stufati oppure di riso cotto in precedenza. Stasera proviamo a fare
gli spaghetti. Marca Bravo, pasta palestinese 100%. Faccio il sugo
mezz’ora prima e butto gli spaghetti 15 minuti prima mentre il
muezzin invita alla preghjiera che precede la fine del digiuno. Scolo
la pasta al termine della preghiera. E arrivo in tavola preciso come
un orologio svizzero per evitare la scottura. Giusto in tempo. A
questo punto Musa’ab si magna la sua insalata poi lo stufato di
tahine. Infine dopo 15 minuti, quando è ormai fredda e scotta, la
pasta al sugo. La lascia per ultima perchè è il piatto forte e se la
vuole godere. Se la mangia insieme al pane non lievitato.
Minchia, Musa’ab, queste cose a un italiano non le devi fare!

Posted via email from luna crescente


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